I nani

Nano guerrieroNella letteratura fantasy, la razza nanica – caratterizzata, oltre che dalla bassa statura e dalla corporatura robusta, dall’essere vocata alla attività mineraria, alla produzione di armi e al combattimento – discende da tre antichi dei: Grungni, sua moglie Valaya e il fratello di lui, Grimnir. E’ dal primo che l’infaticabile popolo di costruttori apprende appunto l’arte di estrarre gemme preziose e metalli, nonché la tecnica di lavorarli ricavandone strumenti, per la manifattura o per la battaglia. Valaya invece insegna loro come trasformare pericolanti caverne in dimore sicure; e, insieme, il senso della comunità e della solidarietà sociale. Grimnir, infine, è il loro primo generale, dal quale ricevono la preparazione al duello, alla battaglia e la conoscenza delle strategie militari.

Sotto il profilo dei rapporti con le altre stirpi, l’alleanza più anticamente stipulata è quella con gli elfi, insieme ai quali affrontano le prime guerre contro le forze del caos, per poi instaurare con loro, nella successiva “età dell’oro”, solidi e prosperi traffici commerciali. Purtroppo, si tratta di un’amicizia destinata ad andare in rovina: il seme del male, impiantato dallo stesso caos tra gli elfi, porta alla nascita, al loro interno, degli “scuri”, i quali prendono ad attaccare e depredare gli insediamenti dei nani, senza che questi ultimi riescano a distinguerli da quelli rimasti pacifici. Questo equivoco di fondo porta al conflitto aperto tra le due razze, al quale – anche dopo la sua conclusione – fa seguito un mai sanato deterioramento delle relazioni. Nemici storici del popolo dei minatori sono poi gli orchi (mostri antropomorfi dalla pelle verde), i goblin (anch'essi dalla pelle verde, ma più piccoli) e gli skaven (mutanti uomini ratto). E proprio in conseguenza del perenne stato di guerra contro le loro orde, i nani stabiliscono la più duratura delle loro amicizie: quella con gli umani.

Nano forgiarunePer comunicare, tra loro e con gli altri popoli, i nani si affidano alle “rune”: alfabeto realmente esistito (dunque non un’invenzione fantasy) e utilizzato anticamente dalle ancestrali etnie germaniche (come Vichinghi, Angli, Juti e Goti), ma risalente – secondo gli studiosi – probabilmente alla scrittura Etrusca: e quindi avente un legame primordiale con le nostre terre. Utilizzate non solo per le relazioni quotidiane e ordinarie, ma anche per funzioni rituali, esoteriche e religiose, ogni una esprime un contenuto di senso che si rivela su tre livelli: quello del suono, quello dell’immagine del segno stesso, quello misterico e spirituale (accessibile solo agli iniziati).

Quanto alla società nanica, alla sua struttura e ai principi sui quali si fonda, occorre anzitutto fissare il nucleo di quelli che sono i valori cardine della loro psicologia, individuale e collettiva: l’età (che porta con sé la saggezza); la ricchezza (in quanto testimonianza di capacità personali e strumento per esprimere la propria generosità a chi lo merita); l’abilità (frutto dell’esperienza) e la reputazione (figlia della lealtà, dell’onestà e della sacralità della parola data). Chi possiede queste virtù merita il massimo rispetto: lo stesso senso delle tradizioni, pur importante, viene in subordine.

Estremamente orgogliosi (dunque suscettibili e portatori di rancore), i nani sono organizzati in clan familiari, cementati dal sentimento dell’onore; la loro vita, estremamente lunga, è scandita da fasi di crescita ad alcune delle quali sono attribuiti nomi che fanno riferimento alle caratteristiche della barba: dopo infanzia, gioventù e età adulta, abbiamo gli status di “Barba Fitta” (ai 70 anni), di “Barba Lunga” (ai 120), di anziano (ai 150), di “Barba Grande” (ultrabicentenari) e per ultima la rara condizione di “Antenati Viventi” (spettante ai pochi ultraquadricentenari).

Nano minatoreAltro capitolo, la dieta. Il loro fabbisogno alimentare è simile a quello degli uomini. Tanto raccoglitori e coltivatori (quindi consumatori di frutta, vegetali e granaglie), quanto allevatori e cacciatori (e perciò anche carnivori), i nani sono alacri mietitori di cereali: di grano, dunque, e d’orzo, che impiegano in maggioranza per cuocere pane e, naturalmente, per produrre birra. Prepararla è più che un’arte: ed essa stessa è più che una semplice bevanda. Ogni insediamento, di qualunque dimensione, ha un brewmaster: ed è un onore che spetta di solito ai più anziani; perché nelle sue mani è riposta la responsabilità di poter dissetarsi (anzi, nutrirsi) con birra di qualità: e da questa condizione dipende la salute di tutta la collettività.

Infine, tornando all’organizzazione sociale, trasversale alla suddivisione in cellule parentali (i clan) è quella, di ogni comunità nanica, in ciò che potremmo definire “ordini professionali”: vale a dire in associazioni nelle quali si riuniscono tutti coloro che praticano uno stesso mestiere, una stessa arte o una stessa attività. Così, fra le altre, abbiamo la gilda degli ingegneri, degli artigiani “forgia-rune”, dei gioiellieri e ovviamente… la Gilda Dei Nani Birrai.